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E.on, il gigante si è ristretto

L'uscita dall'atomo della Germania fa le prime vittime. E.on, il gigante malato, ristruttura la sua filiale italiana, perdendo l'amministratore delegato Luca Dal Fabbro, che lascia dopo appena un anno. L'ex ad italiano Klaus Schaefer, invece, raddoppia: dopo aver occupato per un anno l'ambita posizione di ad di Ruhrgas (il braccio di E.on nel gas), andrà a dirigere la nova business unit di vendita del gas, che vedrà Ruhrgas accorpata a E.on Energy Trading, in seguito alla drastica ristrutturazione in atto.

E.on ha perso quest'anno quasi metà della sua capitalizzazione, ridotta a 28 miliardi, a fronte di 34 miliardi di debito. Il titolo è sceso fino a 13 euro dai 25 di gennaio (già la metà dei 50 euro del gennaio 2008) e il rischio di scalata è fortissimo. Sulle 11 centrali nucleari di sua proprietà, quattro sono state spente e per le altre è in programma la chiusura entro dieci anni. Un danno grave – quantificato in 1,9 miliardi solo sui primi 6 mesi di quest'anno – di cui il colosso di Duesseldorf sta chiedendo conto al governo tedesco per vie legali. Intanto il numero uno Johannes Teyssen cerca di tenere la barca in equilibrio con vigorosi tagli e una decisa sterzata. Il primo passo è la razionalizzazione delle operazioni in Europa, per indirizzare nuove risorse verso i mercati emergenti, soprattutto India, Brasile e Turchia. Ma la novità più importante è l'integrazione di E.on Energy Trading con E.on Ruhrgas, due strutture parallele che si occupano di vendite: in questo modo, Teyssen spera di ottenere un taglio dei costi di 1,5 miliardi all'anno, da qui al 2015. Saltano così una serie di poltrone, anche nei due consigli d'amministrazione, mentre l'ad di Ruhrgas Klaus Schaefer andrà a dirigere entrambe le unità a partire dal primo ottobre. Non basta. La rete di 12mila chilometri di gasdotti dovrà essere venduta. In realtà la divisione trading di Ruhrgas era un business in perdita, per colpa dei contratti fissi di lungo termine con Gazprom, e la riduzione era nell'aria già da tempo. Ma nessuno si aspettava un taglio così radicale.

E' stato l'incidente di Fukushima e la conseguente moratoria nucleare tedesca ad accelerare la ristrutturazione. A fine agosto, E.on ha annunciato 11mila tagli sugli attuali 80mila dipendenti, di cui la metà in Germania. La settimana scorsa, in una lettera interna agli 800 dipendenti che lavorano nel quartier generale di Duesseldorf, l'ex presidente Bernhard Reutersberg, ancora membro del board, ha annunciato che in quella sede un posto di lavoro su due sarà tagliato. In pratica, E.on si avvia a una vera e propria rivoluzione e tra i dipendenti è già in uso la sigla "E.on 2" per designare il nuovo volto dell'azienda, che punta a focalizzarsi molto sulle fonti rinnovabili e sul gas. La trasformazione del gruppo da "utility europea a fornitore specializzato globale di soluzioni energetiche" è stata delineata da Teyssen nella convinzione che "la sovracapacità in molti mercati energetici, i mutamenti tecnologici e gli interventi dei politici e dei regolatori continueranno a causare negli anni a venire considerevoli effetti avversi al settore".

In termini operativi, già quest'anno ci sarà un forte sviluppo delle attività in Russia e in Scandinavia, mentre le riduzioni maggiori colpiranno la Germania e il Regno Unito. Nel resto d'Europa, compresa l'Italia, per ora l'attività dovrebbe rimanere stabile. Ma il primo effetto di un ridimensionamento è già visibile in Italia, con l'accorpamento dei ruoli di presidente e amministratore delegato nelle mani di Miguel Antoñanzas e l'uscita di scena del numero uno Luca Dal Fabbro. Il manager, proveniente dall'Enel dov'era stato responsabile marketing di Enel Trade e direttore generale di Enel Energia, cambia veste ed entra come azionista in Domotecnica, leader nazionale nel franchising per le aziende d'installazione termoidraulica, diventandone anche l'amministratore delegato. Per E.on Italia, si ridimensiona così anche il board, composto da tre membri invece di quattro. Ma non è detto che questo passo giustifichi le voci di possibili cessioni ricorrenti sul ramo italiano del gruppo.