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La svolta verde delle raffinerie

Porto Marghera si veste di verde. Con la consegna delle prime 22mila tonnellate di olio di palma sostenibile nella darsena del petrolchimico, arrivate dall'Indonesia nelle cisterne della petroliera Orinoco Star, partono gli impianti della Green Refinery dell'Eni, che inizierà la produzione di biocarburanti in aprile. Grazie all'innovativo processo Ecofining, la raffineria potrà utilizzare in maniera flessibile diverse materie prime per la produzione di biodiesel, sia biomasse oleose di prima generazione come l'olio di palma, che di seconda generazione (grassi animali, oli esausti di cottura e scarti del ciclo agricolo) o di terza (olio da alghe e rifiuti). Si realizza così il primo tassello della riconversione complessiva del polo petrolchimico veneziano, che include anche le nuove produzioni verdi degli impianti di Versalis.

 

La riconversione fa parte della strategia del Cane a sei zampe per reagire alla gravissima crisi della raffinazione in Europa, che sta falcidiando un impianto dopo l'altro anche in Italia, ultimo dei quali quello della Ies a Mantova, con 300 dipendenti in uscita. Negli ultimi 3 anni già 2500-3000 lavoratori sono usciti da un settore che occupa circa 100 mila persone, direttamente o indirettamente. Ma altre chiusure sono dietro l'angolo. Nessuna delle raffinerie italiane “è in grado di fare un profitto in questo momento e neanche nel breve-medio termine", secondo il presidente dell'Unione Petrolifera Alessandro Giliotti, sia per il cronico calo dei consumi di carburanti, sia per costi strutturali difficili da sostenere, come il costo dell'energia per alimentare gli impianti, a cui si aggiungono “norme europee ancora più vincolanti in termini di emissioni". Nel 2013 la produzione è scesa a 71 milioni di tonnellate, la più bassa degli ultimi vent'anni, mentre il tasso di utilizzo degli impianti è sceso al 72%, rispetto al 78% del 2012, e non sembra destinato a migliorare, dato che il sistema resta sempre in eccesso di capacità per almeno di 30 milioni di tonnellate, l'equivalente di 5-6 impianti di medie dimensioni. Non a caso i più importanti raffinatori italiani, per sfuggire alla crisi, hanno stretto alleanze con operatori esteri senza problemi di liquidità, come i russi: da un lato Lukoil, che ha rilevato completamente le raffinerie di Erg, e dall'altro Rosneft, che è entrata con il 21% in Saras.

PAGINE I-II raffinerie chiuse

 

Per far fronte a questa trasformazione epocale del settore, anche l'Eni ha intenzione di ridurre ulteriormente la raffinazione in Italia, aumentando il tasso di utilizzo degli impianti all'80% entro il 2017. Ma nel contempo la compagnia di San Donato sta cercando di cogliere le opportunità offerte della green economy. Come ha detto il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas all'inaugurazione della Green Refinery, “il settore della bio-industria può diventare uno dei driver principali dell'evoluzione di Porto Marghera e farne un polo di peso nazionale. Proprio alla bio-industria, in quanto parte integrante della green economy, è riservata una buona fetta dei finanziamenti della Comunità Europea”.

 

In questa prospettiva si colloca anche la riconversione degli impianti veneziani di Versalis, braccio chimico dell'Eni, che prevede un investimento di 200 milioni per la riqualificazione dello stabilimento del cracking esistente, che resterà fermo sei mesi, e la nascita di un impianto nuovo, primo al mondo nel suo genere, per la produzione di intermedi bio da oli vegetali, grazie a una tecnologia innovativa sviluppata in collaborazione con la società americana Elevance Renewable Science, che lavora nel campo delle materie prime rinnovabili.