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Una coppa di Champagne? Meglio una coppa di Kent

Una coppa di Champagne per il nuovo anno? O una coppa di Kent? La domanda si potrebbe porre fra qualche anno. Con il riscaldamento del clima, le regioni ideali per la produzione vitivinicola si spostano verso Nord e le bollicine inglesi cominciano ad attirare l’attenzione delle blasonate case di produzione francesi.
Pierre-Emmanuel Taittinger è il primo a fare il salto della Manica. Il padrone di una delle case più antiche della regione di Reims, fondata nel 1734, ha scommesso quasi 6 milioni di euro su 70 ettari di terreno vicino a Canterbury, insieme al produttore inglese Hatch Mansfield, per piantare nuovi vigneti di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier, di cui vedremo le prime bottiglie attorno al 2021. Taittinger, che si pregia di produrre il suo Comtes de Champagne nella tenuta originale creata alla fine del Seicento dal famoso monaco benedettino Jean Oudart, è convinto che il suolo gessoso del Kent e i suoi pendii rivolti a Sud presentino le caratteriestiche ideali per la viticoltura e in particolare per le bollicine, anche se il vino prodotto qui non potrà chiamarsi Champagne, come quello dell’omonima regione francese. La nuova tenuta, Domaine Evremond, sarà intitolata al militare e filosofo francese Charles de Saint-Evremond, un epicureo e libertino oppositore del Re Sole accolto in Inghilterra da Carlo II dopo la caduta di Cromwell. E’ stato lui, narra la leggenda, a introdurre le bollicine alla corte degli Stuart.
Allora bisognava per forza attingere ai vigneti oltre Manica, ma ora, grazie all’effetto serra, gli amanti inglesi delle bollicine possono servirsi direttamente di prodotti locali. Le produzioni a Nord del canale per ora sono minuscole: lo Champagne produce 330 milioni di bottiglie all’anno, contro gli appena 4 milioni di bottiglie inglesi. Ma la produzione cresce a ritmi esponenziali: i vigneti britannici, in base alle stime della Wine and Spirit Trade Association, hanno raddoppiato la superficie dal 2007 a oggi, con un altro raddoppio previsto da qui al 2020. E due terzi della produzione sono dedicati alle bollicine.
Nella nascita di questo nuovo settore, l’expertise francese ha già svolto un ruolo chiave. Le cantine di Hambledon, nello Hampshire, sono dirette da Hervé Jestin, ex capo delle cantine Duval-Leroy nello Champagne e prima ancora un’altra francese, Corinne Seely, si era già lanciata nell’avventura delle bollicine inglesi a Exton Park. Ma questa è la prima volta che una grande maison decide di saltare il canale. La ricerca del terreno è durata tre anni, con puntate anche nello Hampshire e nel Sussex. La scelta del Kent, il giardino d’Inghilterra, dove si produce anche la frutta migliore del Regno Unito, discende dal suolo gessoso, particolarmente adatto alle bollicine. L’obiettivo è di produrre 300.000 bottiglie all’anno, una piccola quantità di grande qualità, per gli standard Taittinger, che nel 2014 ha venduto 5,8 milioni di bottiglie in tutto, per i tre quarti all’estero.
In prospettiva, la scelta di Taittinger sembra lungimirante. Negli ultimi anni si moltiplicano gli studi che prevedono un rapido spostamento verso Nord delle migliori condizioni di coltivazione della vite, il più recente dei quali (“Menace sur le vin”, Buchet/Chastel) è stato appena pubblicato proprio da due esperti francesi, Valéry Laramée de Tannenberg e Yves Leers. In Francia, nell’ultimo secolo, le temperature si sono alzate in media di 1,3°C, con punte di 3°C nella regione di Bordeaux, una delle più importanti per la produzione vitivinicola francese, che ormai si colloca “al limite della temperatura media adatta a numerosi vini rossi”. La migrazione dei viticoltori verso Nord, del resto, non interessa solo il Regno Unito. Nel Sud della Svezia, dove non si era mai vista una vigna, la viticoltura si sta diffondendo a macchia d’olio. Lo stesso processo si osserva anche altrove nel mondo. I vignaioli californiani, messi alle strette dalla crescente siccità, stanno cominciando a emigrare in Oregon. Nel primo studio approfondito sull’argomento, pubblicato nel 2013 dallo scienziato californiano Lee Hannah, si indicava la Napa Valley, insieme alla Toscana in Italia, alla regione di Bordeaux in Francia e al Cile, fra le zone che sono destinate, a partire dalla metà di questo secolo, a perdere le caratteristiche adatte ai vitigni attualmente tipici. Per Taittinger, che gestisce la sua maison con il sostegno dei due figli, Clovis e Vitalie, il futuro è assicurato.