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Il crollo del barile non frena le fonti rinnovabili

Il crollo del barile non ferma le fonti rinnovabili. Con 121 nuovi gigawatt installati, nel 2015 metà della nuova potenza elettrica mondiale è venuta da eolico e fotovoltaico, che hanno registrato un altro record d’investimenti, a quasi 329 miliardi di dollari, in base ai dati di Bloomberg New Energy Finance. Con 64 nuovi gigawatt intallati nel 2015, l’eolico è stata la fonte preferita, grazie alla corsa di Cina e Stati Uniti, che hanno oltrepassato tutte le aspettative. La Cina ha il vento in poppa con oltre 30 gigawatt installati, seguita dal mercato statunitense con 8,6 gigawatt e da quello tedesco con 6 gigawatt, di cui 2,3 gigawatt di eolico offshore. La potenza eolica globale ha superato così i 432 gigawatt complessivi alla fine del 2015, con una crescita del 17% rispetto a fine 2014. “I continui miglioramenti tecnologici e le innovazioni finanziarie stanno cambiando le cifre in gioco e rendono l’eolico competitivo con i combustibili fossili in sempre più aree nel mondo, nonostante il crollo dei prezzi di petrolio e gas”, ha sottolineato Aris Karcanias, direttore scientifico di Fti Consulting, nel consuntivo annuale. Fra i produttori di impianti, Vestas è in testa con il maggior numero di ordini, seguita dalle cinesi Goldwind e United Power, mentre la tedesca Siemens – nel 2014 il secondo produttore – sta registrando un calo.
Come risultato di uno straordinario 2015, Pechino ha così superato l’Unione Europea in termini di potenza totale installata: 145 gigawatt in Cina contro 141,6 dell’Unione Europea. Ma la Cina non è stata l’unico Paese asiatico con installazioni eoliche eccezionali nel 2015. L’India ha installato 2,6 gigawatt eolici l’anno scorso, spodestando la Spagna dal quarto posto in termini di capacità cumulativa, dopo Cina, Stati Uniti e Germania. Grazie al sostegno del Congresso a fine dello scorso anno, il futuro sembra molto brillante per il business eolico statunitense, con una stabilità di mercato mai avuta in precedenza. L’Italia, con 9 gigawatt totali, di cui 295 megawatt installati nel 2015, è al nono posto a livello globale.
In Europa, il vento ha sorpassato a fine 2015 l’idroelettrico e il nucleare, diventando la terza fonte europea per capacità cumulata, dietro a gas e carbone. Come nel 2014, anche nel 2015 oltre tre quarti (77%) della nuova potenza elettrica europea è venuta dalle rinnovabili: 22,3 su 29 gigawatt totali. L’eolico, con i suoi 12,8 gigawatt, ha pesato per il 44% della nuova capacità installata e il fotovoltaico (8,5 gigawatt) per il 29%. Le fonti tradizionali seguono a grande distanza: 4,7 gigawatt di carbone (16,3%) e 1,9 gigawatt di gas (6,4%).
Con 9,7 gigawatt di nuova potenza onshore e oltre 3 gigawatt offshore, l’eolico europeo è cresciuto del 6,3% nel 2015 e gli investimenti complessivi del 40%, pari a 26,4 miliardi di euro, equamente suddivisi tra onshore e offshore. La potenza cumulata da eolico è così arrivata a quasi 142 gigawatt, di cui 11 gigawatt offshore. Il vento ora produce 315 terawattora all’anno, pari all’11,4% dei consumi elettrici europei. A livello di singoli Paesi, in testa c’è la Germania con quasi 45 gigawatt totali, mentre l’Italia è in quinta posizione. Per quel che riguarda l’anno in corso, in Europa ci sarà un calo delle installazioni rispetto al 2015, in base alle stime della European Wind Association, ma negli anni successi si prevede un rimbalzo fino ad oltre 20 gigawatt di installazioni all’anno nel 2020. C’è incertezza su “quel che avverrà dopo il 2020, poiché l’industria sta facendo progressi concreti per la riduzione dei costi, ma c’è bisogno che i governi indichino chiaramente i volumi che intendono raggiungere nel lungo termine e i quadri regolatori che saranno introdotti per stimolare i necessari investimenti”, ha commentato il presidente dell’associazione Giles Dickson.
All’avanzata dell’eolico europeo ha contribuito soprattutto il balzo dell’offshore. Nel 2015 gli investimenti nel vento del mare sono raddoppiati rispetto all’anno precedente hanno portato alla connessione di 754 nuove turbine dislocate in 15 progetti, tutti in Germania, Regno Unito e Olanda. La Germania ha installato 2,3 gigawatt offshore, il Regno Unito 560 megawatt e l’Olanda 180 megawatt, ma nei tre Paesi è in corso lo sviluppo di altri 6 grandi progetti eolici offshore, che porteranno all’installazione di ulteriori 1,9 gigawatt. In Italia, invece, non è stata ancora piantata una sola turbina in mare, anche se quest’estate si è finalmente sbloccato l’iter autorizzativo di quello che potrebbe essere il primo parco eolico offshore italiano, a largo di Taranto.
Con la diffusione delle pale in mare cresce anche la taglia media: per quelle installate nel 2015 è stata di 4,2 megawatt, con punte di 6 megawatt per le installazioni più ardite. Ma la tecnologia va avanti. L’ultima nata di Vestas, la V164, è una turbina da 8 megawatt, che si avvia a dominare il mercato del vento offshore. Alto 220 metri complessivi, il doppio del Duomo di Milano, potrà soddisfare da sola la domanda di 7500 famiglie. Con un rotore del diametro di 150 metri, la V164 sfiora i limiti fisici di questa tecnologia: alla velocità massima di rotazione di 300 chilometri orari, l’attrito comincia a consumare le estremità.