Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Bloccato il programma Trade

Un progetto iscritto come strategico nel Piano nazionale della ricerca 2004-2006, che ha vinto un bando europeo consentendo all' Italia di entrare nel più prestigioso programma comunitario di ricerca sulla fissione nucleare, viene bloccato proprio mentre si parla di un possibile ritorno all' atomo. E il direttore generale dell' ente promotore di questo progetto, l' Enea, si rassegna di buon grado al ritiro dal programma europeo Ip Eurotrans «perché i costi a carico dell' Enea sono risultati incompatibili con le risorse finanziarie dell' ente». Del resto – si argomenta all' Enea in sintonia con il ministro dell' Ambiente Altero Matteoli, un antinuclearista convinto che ha insediato due consiglieri molto combattivi nel nuovo cda dell' ente – che cosa ne verrebbe all' Italia, ormai uscita dal nucleare, da una ricerca avanzata sull' incenerimento delle scorie radioattive? «Il progetto Ip Eurotrans – precisa il nuovo direttore generale dell' Enea, Giovanni Lelli – vale complessivamente 42,7 milioni di euro e la partecipazione Enea vale 6,9 milioni, di conseguenza la quota di finanziamento comunitario destinata all' Enea sarebbe stata soltanto di 3,4 milioni. Per poter acquisire questo finanziamento comunitario, l' Enea avrebbe dovuto completare il progetto Trade, il cui costo sarebbe rimasto a nostro carico per almeno 30 milioni di euro». Certo, si tratta di un bel peso sulle spalle di un ente che spende tre quarti del proprio bilancio solo per le retribuzioni del personale. Ma Lelli dimentica di citare i pre-accordi di intesa già firmati con i francesi del Cea, i tedeschi dell' Fzk e gli americani del Doe, che avrebbero contribuito al progetto Trade per almeno altri 10 milioni di euro. Queste intese internazionali sono attualmente sospese, così come il finanziamento europeo a Trade, che la Commissione non ha ancora riallocato, auspicando un rientro dell' Italia nel programma. Inoltre, proprio mentre Lelli scriveva alla Commissione per formalizzare il ritiro dell' Italia dal progetto Trade, il sincrotrone di Trieste riceveva 60 milioni di prestito dalla Banca europea per gli investimenti, che verranno impiegati per realizzare una sorgente di luce di nuova generazione. Due approcci radicalmente diversi al rilancio del sistema Paese. Giovanni Lelli, un veterano dell' Enea, è appena stato insediato dal cda dopo un lungo interim, contro il parere del presidente Carlo Rubbia, che puntava su una nomina di statura internazionale. La sua designazione chiude un balletto di direttori che durava da 4 anni. Lelli si era trovato a fare da traghettatore verso il nuovo assetto dell' ente, che nel frattempo era stato commissariato. Un anno fa, l' uscita dal commissariamento con la nomina di un cda e la conferma di Rubbia alla presidenza. Ma il nuovo cda, che dovrebbe essere composto da consiglieri con un background scientifico, è invece infarcito di nomine politiche. E con Rubbia è subito guerra. Lelli, facente funzioni di direttore, si trova fra l' incudine e il martello. Il contrasto Rubbia-cda si acuisce in ottobre, sul piano di riorganizzazione dell' ente, con cui si assesta uno schiaffo definitivo al Premio Nobel, assegnando solo 128 ricercatori (su 3 mila) al settore dei Progetti innovativi, che comprende tutte le aree a lui più care, dall' idrogeno al solare, al progetto Trade. Già da allora Rubbia comincia a dubitare della volontà dell' Enea di andare avanti su questo progetto faro, malgrado l' ok europeo. Proprio in mano a Lelli vengono affidati i destini di Trade, per convincere il cda a farlo passare. Ma al momento decisivo la pressione del ministero dell' Ambiente, con i due consiglieri Pierluigi Scibetta e Corrado Clini, lo induce a prendere un' altra strada. Il progetto viene bocciato. E in dicembre arriva la sua nomina definitiva. Ora il programma Ip Eurotrans – costruito tutto intorno al progetto italiano, grazie all' impulso di Rubbia – partirà con gli altri domini, mantenendo in stand by il finanziamento destinato al progetto Trade, nella speranza che nei meandri italiani della ricerca pubblica qualcuno ci ripensi.

Etichette: