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Eli Noam

Sulle due sponde dell’Atlantico si vanno sviluppando due sistemi di comunicazione digitale apparentemente molto simili, ma in realtà ben diversi fra di loro. Eli Noam, professore di economia alla Columbia University, ha studiato le ricadute di queste differenze e predica da anni una maggiore attenzione reciproca da parte dei due sistemi: “Tutti gli operatori del settore – dice Noam – potrebbero trarre dall’osservazione di queste differenze buoni suggerimenti per lo sviluppo del proprio sistema”. Eccone alcuni.

Quali sono le differenze più importanti?

“Per entrambi il collegamento di base è la banda larga, che consente di connettersi a internet ad alta velocità. Man mano che la banda larga diventa più potente e diffusa, viene vista dai consumatori come lo standard di trasmissione per video, musica, giochi, notizie o altri servizi, dalla telemedicina al telelavoro. Ma in Europa e in Nord America si vanno imponendo due tipi di banda larga molto diversi fra di loro”.

Faccia un esempio…

“In generale in Europa la banda larga arriva nelle case della gente attraverso il doppino di rame delle compagnie telefoniche, utilizzando una tecnologia nota come DSL. Questa è la via più economica e non richiede molti investimenti. Ma offre una capacità di trasmissione e una portata relativamente limitate. Al contrario negli Stati Uniti la banda larga è fornita principalmente attraverso i cavi – molto più potenti – delle compagnie televisive”.

Perché succede questo?

“I motivi sono svariati, ma il più importante è la prevalenza della tv via cavo in Nord America, mentre nei principali Paesi europei la tv tende a essere trasmessa via satellite. C’è pochissima tv via cavo in Francia, Italia, Spagna e Polonia, un po’ di più in Germania e nel Regno Unito, ma anche qui stenta ad attecchire”.

E quindi?

“Negli Stati Uniti, le compagnie televisive hanno spinto molto aggressivamente la diffusione della banda larga attraverso i loro potenti cavi coassiali e si sono accaparrate i due terzi del mercato. Gli operatori telefonici, soprattutto Verizon, hanno dovuto darsi una mossa per riconquistare posizioni e dopo aver tentato di sfondare con la tecnologia DSL come gli operatori europei, si sono imbarcati in una serie di costosi programmi per passare alla fibra ottica. Verizon, ad esempio, ha molto inquietato i suoi investitori lanciando un programma di upgrade da 20 miliardi, nella convinzione che sia l’unico mezzo per non rischiare di restare fuori da questo business”.

E questo che cosa comporta?

“Comeporta una notevole sfasatura fra i due sistemi. Da un lato il Nord America e la Corea (leader mondiale nel tasso di penetrazione della banda larga) si stanno muovendo verso un sistema basato su una ‘piattaforma 2,5’ con due potenti reti – quella della tv via cavo e quella a fibre ottiche degli operatori telefonici – più altre infrastrutture più piccole per applicazioni di nicchia come reti e wi-fi municipali, linee elettriche e satelliti. Dall’altro lato i principali Paesi europei vanno invece verso un sistema basato su una ‘piattaforma 1,5’ incentrata sulla tecnologia DSL diffusa attraverso il doppino di rame o talvolta la fibra ottica dalle compagnie telefoniche, più altre opzioni secondarie. Il traffico dati via cellulare è destinato a restare un’alternativa circoscritta, a meno che non gli venga allocata una vasta porzione dello spettro o si ricopra ogni altura con una folla di ripetitori”.

Dunque si va verso due mercati molto diversi fra di loro…

“Certamente. La struttura dei due mercati è sempre più diversa, il che a sua volta ha un impatto sui contenuti, i prezzi, gli investimenti e la politica regolatoria. Un sistema 1,5 è basato essenzialmente su un monopolio delle compagnie telefoniche, mentre un sistema 2,5 tende a diventare un oligopolio. Nei Paesi con un sistema 2,5 c’è più competizione, prezzi più bassi, maggiore dinamismo ma anche maggiore volatilità. I sistemi 1,5 sono più remunerativi, quindi più sicuri per gli investitori, ma danno maggiore potere di mercato agli operatori dominanti nei confronti dei fornitori di contenuti e anche dei consumatori, che spesso devono pagare tariffe più alte. Per questo un sistema 1,5 ha bisogno di politiche regolatorie più restrittive sulle tariffe e sull’accesso al mercato. Un sistema 2,5 è più rischioso per gli investitori, anche se la competizione sui prezzi può essere tenuta sotto controllo dalla sua struttura oligopolistica”.

Altre implicazioni?

“Un sistema 1,5 assomiglierà più probabilmente a un sistema telefonico, aperto a tutti ma lento nell’innovare. All’opposto un sistema 2,5 assomiglierà di più a un sistema televisivo, con maggiore partecipazione del provider alla creazione dei contenuti”.

E questo che cosa comporta per il tipo di mezzi di comunicazione in via di sviluppo sulle due sponde dell’Atlantico?

“Il sistema 2,5 – più potente e meno regolamentato – produrrà nuovi stili tecnologici e contenuti innovativi più rapidamente dell’altro. Sarà un sistema che favorisce l’imprenditorialità commerciale, sia da parte dei media già consolidati che da parte di nuove startup. Il sistema 1,5 – più limitato – sarà mantenuto più aperto dalle politiche regolatorie e perciò sarà più accessibile ai contenuti alternativi, non profit. Il primo sarà più dinamico, il secondo più trasversale. Il primo più commerciale, l’altro più partecipativo. E se è vero che il mezzo è il messaggio, queste caratteristiche avranno un impatto di lungo termine sulla società, la cultura, la crescita economica e la politica sulle due sponde dell’Atlantico”.

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