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Gas via tubo o via nave? L’Italia è poco liquida

Gas via tubo o via nave? L'Italia, quarto importatore mondiale di gas, ha scelto i tubi: due terrestri, che ci portano il metano dal Mare del Nord e dalla Russia, e due sottomarini, provenienti dalla Libia e dall'Algeria. I tubi non bastano, però, se si vuole approfittare della rivoluzione in corso, scatenata dall'estrazione dello shale gas. Oltre ai gasdotti, tutti dell'Eni, servono terminali di rigassificazione, che consentano l'importazione di gas naturale liquefatto via nave. Con 80 miliardi di metri cubi di fabbisogno, il nostro sistema produttivo beve gas quanto l'economia giapponese, che ha un Pil quasi triplo. Ma il Giappone ha 28 rigassificatori, noi solo due: uno piccolo a Panigaglia, in Liguria, sempre del Cane a sei zampe, e uno più grande al largo di Rovigo, di ExxonMobil, QatarPetroleum e Edison. Infatti ci sono ben dieci impianti in progetto da anni, di cui cinque andranno a realizzazione, secondo i piani del governo.

Il più avanzato fra i progetti in corso è il terminale Olt Offshore di E.on e Iride, che dovrebbe entrare in esercizio l'anno prossimo al largo di Livorno, tanto che è già stata avviata anche l'attività di reclutamento per la gestione del rigassificatore. L'impianto galleggiante, da 600 milioni di euro, consiste in una grossa nave gasiera, che è attualmente in cantiere a Dubai per la riconversione. L'arrivo in loco è previsto per aprile-maggio 2012: il terminale, da quasi 4 miliardi di metri cubi l'anno, sarà ancorato a 22 chilometri dalla costa e si sta già lavorando alla posa del tubo sottomarino, che lo collegherà alla rete a terra. Con la società Ruhrgas, capofila anche del progetto italiano, E.on è attiva nell'estrazione di gas naturale, sia nel Mare del Nord che in Russia, dove produce oltre 4 miliardi di metri cubi di metano all'anno. Malgrado i tagli agli investimenti annunciati in Germania, Ruhrgas è molto interessata a rendere rapidamente operativo il terminale al largo di Livorno, che considera strategico per la sua presenza in Italia. E.on ha un altro rigassificatore offshore in progetto, nel golfo di Trieste, che potrebbe contare su una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno, ma l'iter autorizzativo per questo secondo impianto è ancora lungo.

Della cinquina vincente dovrebbe far parte anche l'impianto Enel di Porto Empedocle: come confermato dal numero uno Fulvio Conti, nella presentazione del piano strategico 2011-2015 agli analisti internazionali, il progetto è considerato parte integrante dello sviluppo della società in Italia, per migliorare l'equilibrio nel mix dei combustibili utilizzati.

C'è stato un piccolo passo in avanti anche per il progetto di Erg-Shell a Priolo, nella concertazione con gli enti locali: in un incontro alla Regione con i sindaci di Priolo, Melilli e Augusta, è stata definita una prima base negoziale per compensazioni ambientali, riqualificazione dell'area e attività d'informazione alla popolazione relativa alla sicurezza dell'impianto.

Procede la riconversione a terminale di rigassificazione per la piattaforma petrolifera offshore Falconara di Api Nova Energia, che ha incassato il decreto di Via la scorsa estate e si appresta alla conferenza dei servizi conclusiva.

Ulteriore rallentamento, invece, per il progetto di Edison e Bp a Rosignano, il cui recente decreto di Via è stato impugnato davanti al Tar da un comitato di cittadini contrari al rigassificatore.

Fra i progetti di nuovi tubi, il più avanzato è il Galsi, che consentirà d'importare altri 8 miliardi di metri cubi di gas dall'Algeria via Sardegna, grazie all'investimento di 3 miliardi da parte di Edison, Enel e Hera, insieme all'algerina Sonatrach.

Per quanto riguarda Igi-Poseidon, il gasdotto sottomarino di collegamento fra la Grecia e l'Italia, in joint venture fra Edison e la greca Depa, entro giugno dovrebbe essere risolto il nodo della disponibilità del gas azero, uno degli ultimi ostacoli sulla strada della realizzazione del progetto.