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Incentivi alle fonti fossili: il governo ci prova

Non solo le nascenti rinnovabili, ma anche i colossi stagionati del gas e del carbone talvolta hanno bisogno di un aiutino. E il governo lo ha concesso, malgrado il dissenso del ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando. Nell’emendamento al Ddl Stabilità, passato mercoledì scorso al Senato e ora all'esame della Camera, è incluso infatti l'incarico all’Authority di far partire già dalla fine di quest'anno un meccanismo di remunerazione, detto "capacity payment", per sostenere le centrali termoelettriche in perdita, riconoscendo il "ruolo indispensabile" che esse svolgono "nel garantire la continuità delle forniture e la stabilità della rete".

Fossil Fuel Burden

In pratica si tratta di tenere in vita, con i soldi pubblici, gli impianti a gas che non riescono a reggersi da soli, schiacciati dal recente boom dell'energia verde. L'irruzione sul mercato delle fonti pulite – incentivate perché aiutano a ridurre le emissioni e a tagliare le importazioni di fonti fossili dall'estero – negli ultimi anni è diventata un grave problema per le centrali alimentate a gas, che hanno costi di produzione molto più alti. Fino al tramonto, infatti, i pannelli fotovoltaici producono energia a costo zero e con priorità di dispacciamento, tenendo bassi i prezzi in Borsa. In alcuni momenti della giornata le fonti rinnovabili arrivano a coprire anche il 50% del fabbisogno, per poi crollare sotto il 10% nelle ore serali e notturne. Capita così che gli impianti a ciclo combinato a gas durante il giorno spesso non riescano a vendere energia, ma siano lo stesso necessari alla stabilità del sistema, per rispondere alla domanda elettrica quando cade il vento e cala il sole. Dopo il tramonto, entrano in gioco con una potenza di oltre 20mila megawatt, mandando i prezzi dell'energia alle stelle per cercare di recuperare. Ma questo non basta per tenerli in vita, tanto è vero che in Germania, dove gli operatori tradizionali hanno lo stesso problema, diverse centrali a gas sono state già chiuse e le utilities lamentano un crollo verticale dei profitti.

Progettate prima del boom delle rinnovabili, queste centrali si reggevano sull'attesa di produrre al 70/80 per cento della propria capacità. Oggi invece, sia per il crollo dei consumi che per la concorrenza delle fonti verdi, restano spesso al minimo e invece di lavorare 4mila ore l'anno, necessarie per ripagare l'investimento, lavorano 2000/2500 ore e in certi casi non superano le 500. Per remunerare questi impianti, realizzati dalle compagnie elettriche quando sembrava che il Paese ne avesse bisogno e costati complessivamente 25 miliardi di euro, ci vogliono 500 milioni in più all'anno, in base alle prime stime, altrimenti rischiano di chiudere. Il governo, con quest'ultima mossa, ha dato mandato all'Authority di farli saltar fuori. Il problema ora è: da dove?

L'orientamento del governo, si evince dall'emendamento, è andare a pescare le risorse per remunerare le centrali a gas in difficoltà dai sussidi alle fonti rinnovabili, per evitare di appesantire ulteriormente le bollette. Nel decreto si invita l'Authority a disporre "un'adeguata partecipazione delle diverse fonti ai costi per il mantenimento del sistema elettrico", "senza nuovi o maggiori oneri per prezzi e tariffe dell'energia elettrica". Ma non tutti sono d'accordo, anche perché si rischia di mettere in piedi un meccanismo che va a erodere incentivi già concessi, con effetto retroattivo. Le difficoltà degli impianti tradizionali, ha spiegato il ministro Orlando, "vanno affrontate, ma certo non sostenendo il comparto termoelettrico con il definanziamento delle rinnovabili". Molto preoccupata anche AssoRinnovabili, secondo cui "addebitare questo costo, in modo di fatto retroattivo, agli impianti rinnovabili creerebbe un danno molto rilevante a chi ha legittimamente investito negli ultimi anni e un grave vulnus alla credibilità del nostro Paese presso la comunità degli investitori nazionali e internazionali. In questo modo si giungerebbe a un esito paradossale, per cui le fonti rinnovabili andrebbero a finanziare in senso regressivo l'energia da fonti fossili". La parola finale ora può metterla soltanto l'Authority. Ma non sarà una decisione facile.