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L’Italia ritrova un posto al sole

Non siamo più in cima alle preferenze degli investitori mondiali sul mercato delle rinnovabili, ma ci difendiamo. L’Italia risale all’undicesimo posto nella graduatoria Ernst&Young dei Paesi più attraenti, dopo essere piombata al dodicesimo l’anno scorso, con l’esaurimento degli incentivi al fotovoltaico. Lo scivolone è stato rapido, visto che fino al 2011 eravamo nella Top Five del Renewable Energy Country Attractiveness Index, ma riguadagnamo posizioni, anche grazie alla crescente competitività del fotovoltaico, che ormai cammina sulle proprie gambe, senza più bisogno di aiuto da parte dello Stato. La tecnologia che ci vede campioni, però, è la geotermia, per la quale siamo il quarto Paese in classifica, mentre per il fotovoltaico e il solare a concentrazione ci piazziamo all’undicesimo posto, per l’idroelettrico al dodicesimo, per l’eolico offshore al ventesimo e per l’eolico su terraferma al 22°.

PAGINE III-IV RENEWABLE ENERGY COUNTRY ATTRACTIVENESS INDEX

 

Ma l’ottimismo degli analisti guidati da Ben Warren, che ha fatto risalire l’Italia in graduatoria, si appunta soprattutto sulle caratteristiche del nostro mercato dell’energia, dove le rinnovabili hanno priorità sulle altre fonti, una posizione che altri mercati non offrono. Su questo punto battiamo molti Paesi complessivamente più attraenti del nostro, a partire dagli Stati Uniti, che restano saldamente al primo posto, passando per la Cina che li segue a ruota e per la Germania che arriva terza. Anche sulla bancabilità degli investimenti nelle fonti rinnovabili l’Italia ottiene un buon punteggio, migliore dei vicini francesi, che però si piazzano al nono posto nella classifica generale. L’instabilità politica e le barriere all’attività d’impresa, invece, ci tolgono punti, come di consueto.

 

Sul mercato mondiale, gli Stati Uniti trionfano per motivi opposti a quelli dominanti sulla scena italiana: conquistano ottimi punteggi sui fattori macro e sulle risorse naturali, ma inciampano sulla priorità alle rinnovabili, che il loro mercato non offre. La Cina, molto ben piazzata sul fronte delle risorse, anche grazie al record di 12 gigawatt solari installati nel corso del 2013, inciampa invece sull’apertura all’iniziativa imprenditoriale. La Germania si piazza bene un po’ su tutti i fronti, ma in particolare sulla stabilità e la bancabilità. Il Giappone, arrivato quarto, ha superato di volata il Regno Unito, grazie agli investimenti miliardari nel solare e nell’eolico offshore. Canada e India, al sesto e settimo posto, hanno doppiato Australia e Francia, bloccate da un mercato troppo chiuso. Poi c’è la Corea del Sud, rimasta ferma al decimo posto, e l’Italia che risale all’undicesimo. Ma il Brasile ci tiene il fiato sul collo.

 

“Il calo degli investimenti globali nel 2013 riflette un altro anno complesso per il settore delle rinnovabili, che deve confrontarsi in particolare con l’incertezza normativa, che riduce l’interesse degli investitori in molti mercati. Allo stesso tempo mette in luce un settore maturo, in cui la riduzione dei costi per la tecnologia comporta requisiti d’investimento inferiori e accresce il valore di ogni dollaro per megawattora di energia prodotta”, spiega Andrea Paliani, Energy Leader di Ernes&Young. La crescente competitività delle fonti rinnovabili, dunque, ricade su tutto il mercato, riducendone le dimensioni finanziarie, ma non i volumi in termini di potenza installata.

 

Per l’anno in corso, gli investitori si concentrano sempre di più sui mercati caratterizzati da una buona crescita dell’economia e della domanda di energia, condita da importanti risorse naturali. I mercati emergenti, dunque, continueranno ad avere un ruolo critico, con in testa la Cina. In Brasile sta crescendo l’eolico e il solare è un mercato nascente, con grandi prospettive. La riforma del mercato elettrico in Messico sta per aprire il settore agli investitori esteri. L’Arabia Saudita ha in programma un vasto piano d’investimenti nelle fonti rinnovabili. Il Sud Africa, dove Enel Green Power si è assicurata oltre metà dei parchi fotovoltaici messi in gara, sembra intenzionato a proseguire sulla strada delle maxi-aste. Il dominio del Regno Unito, della Germania e dei Paesi scandinavi sull’eolico offshore sarà minacciato da Cina, Stati Uniti, Giappone, Sud Corea e perfino dall’India, che stanno entrando massicciamente in gioco.

 

Un altro tema caldo per il 2014 è quello dei nuovi strumenti di finanziamento. “Poiché è un settore ad alta intensità di capitali, l’accesso rappresenta un fattore critico per il futuro dell’industria”, spiega Claudio Lencovich, direttore dell’Energy Team. Il finanziamento delle energie rinnovabili non è più solo di competenza di banche e utility. “Ci sono grandi fonti di capitale che possono essere sfruttate – precisa Lencovich – ma soluzioni creative e nuovi canali devono essere individuati per consentire ai mercati finanziari di colmare il gap tra investitori e progetti”.