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Acqua azzurra, azienda chiara

Un essere umano su otto, quasi un miliardo di persone, non ha acccesso a fonti pulite di acqua. Il 40% della popolazione mondiale, 2 miliardi e mezzo di persone, vive in luoghi privi di sistemi fognari. Un milione e mezzo di bambini all'anno, quattromila al giorno, muoiono di malattie derivate dall'acqua contaminata. Noi occidentali, intanto, chiamiamo l'idraulico per potenziare il getto della doccia. E guai se al bar manca il soft drink della marca che preferiamo. Ma per le aziende che sfruttano il nostro rapporto con l'acqua, o la utilizzano come materia prima, il problema della responsabilità sociale e ambientale, nei confronti di questa risorsa preziosa e sempre più scarsa, si pone. Le riflessioni aziendali sulla sostenibilità del business, dunque, sono ormai all'ordine del giorno in tutti i settori, ma nel caso di produzioni attinenti all'acqua, che siano rubinetti o aranciate, si declinano con particolare attenzione a questo elemento fondamentale per la vita dell'uomo e del pianeta. "Con una popolazione mondiale in forte crescita, è chiaro che i sistemi mirati al risparmio idrico saranno sempre più importanti. Da un lato, l'urbanizzazione dell'Asia è galoppante. Qui la carenza d'acqua e la qualità delle forniture stanno diventando un problema enorme. Dall'altro lato, un crescente numero di persone vuole dei bagni ben disegnati e cerca sollievo nel wellness. In entrambi i contesti, per noi l'utilizzo efficiente delle risorse e l'impegno a favore di un'edilizia sostenibile sono fondamentali", spiega Albert Baehny, ad della svizzera Geberit, leader europea nei servizi igienici e fin dalla fondazione, nel 1874, all'avanguardia nelle tecnologie idriche. Come noto, proprio i servizi igienici sono all'origine dei principali sprechi d'acqua nel mondo occidentale ed è quindi naturale che le aziende leader in materia di sciacquoni, sifoni e tubature si pongano seriamente questo problema e cerchino soluzioni innovative. Ma non solo i giganti sono fortemente impegnati sul fronte del risparmio idrico. Azzurra, una piccola azienda di Civita Castellana, ha messo a punto in questi anni un sistema che garantisce lo scarico di tutti i suoi wc con 4,5 litri d'acqua al massimo, il che consente un risparmio pari a 18mila litri in un anno rispetto ai sistemi tradizionali. Ancora più estremo il risparmio con le ultime due linee di prodotto, Thin e Jubilaeum, appena presentate, che garantiscono uno scarico efficace con soli 2,7 litri e un risparmio di 31mila litri all'anno, corrispondenti a ben tre anni del fabbisogno minimo d'acqua per un individuo medio. In materia di rubinetteria, l'attenzione è ancora più marcata. La tedesca Hansgrohe, leader mondiale nei sistemi per la doccia, è stata fra le prime aziende europee a far rientrare nella sua mission la ricerca di soluzioni tecnologiche mirate al risparmio idrico. Hansgrohe si considera a tutti gli effetti specializzata in ogni momento del nostro rapporto quotidiano con l'acqua: dall'erogazione all'utilizzo, fino al riciclo. "E' importante utilizzare al meglio l'acqua che abbiamo a disposizione, imparare a risparmiarla e a rispettarla, senza perdere di vista il benessere e il comfort che ci regala", spiega Maurizio Lunardi, ad di Hansgrohe Italia. Sul fronte del risparmio idrico, il suo pezzo forte è la tecnologia EcoSmart, grazie alla quale è possibile limitare la portata di rubinetti e docce, aumentando al contempo il volume dell'erogazione, grazie a speciali diffusori che incamerano particelle d'aria nell'acqua, rendendo il getto più vaporoso e confortevole. EcoSmart utilizza inoltre un meccanismo di precisione che risponde in modo flessibile alla pressione dell'acqua, consentendo di ridurre il consumo idrico. Con questo sistema, da gennaio tutta la rubinetteria Hansgrohe ha ridotto la portata d'acqua dai normali 13 litri a 5 litri al minuto. Un grande impegno sul fronte della responsabilità sociale verso la materia prima che utilizzano emerge anche dalle aziende produttrici di soft drink. Coca-Cola, ad esempio, si propone di restituire alle comunità locali e alla natura l'equivalente quantità di acqua utilizzata nelle sue bevande e nei suoi processi produttivi. La strategia per il raggiungimento di questo scopo include la riduzione dell'aqua utilizzata in produzione, la sua completa restituzione all'ambiente per il sostegno della vita acquatica e dell'agricoltura, il rifornimento di bacini d'acqua e programmi idrici locali sostenibili. In più, il progetto Rain (Replenish Africa Initiative), finalizzato a raccogliere fondi per rendere migliore la vita di milioni di bambini africani dando loro accesso all'acqua potabile nelle scuole e fornendo servizi igienico-sanitari adeguati, è stato lanciato da Coca-Cola nel marzo 2009 con un impegno finanziario di 30 milioni di dollari, per la durata di 6 anni. "Il progetto Rain si fonda sulla lunga e importante storia di Coca-Cola per la tutela mondiale dell'acqua", spiega Rodolfo Echeverria, ad di Coca-Cola Italia. Grazie alla costruzione di pozzi, di servizi igienico-sanitari migliori e a programmi educativi mirati, si prevede di distribuire acqua potabile e impianti igienici ad almeno 2 milioni di persone in Africa entro il 2015. Pepsi, da parte sua, non si tira indietro: PepsiCo Foundation ha impegnato oltre 15 milioni di dollari in diverse iniziative per offrire acqua potabile e servizi igienici a varie comunità nei Paesi in via di sviluppo. Le sue iniziative raggiungeranno entro il 2011 un milione di persone in tutto il mondo, dal Ghana alla Cina, dal Brasile all'India. "Per ogni litro di acqua che utilizziamo – promette Pepsi, come Coca Cola – vogliamo restituirne uno al pianeta". Nestlé Waters, attraverso le controllate Sanpellegrino e Levissima, è particolarmente impegnata in Italia. Con oltre 700 sorgenti, il nostro Paese rappresenta oggi, infatti, il primo produttore al mondo di acqua minerale. Un patrimonio di eccezionale importanza che Sanpellegrino vuole salvaguardare attraverso lo sviluppo di una serie di progetti, finalizzati da un lato alla tutela e valorizzazione della risorsa acqua, dall'altro alla riduzione dell’impatto ambientale nei processi produttivi e distributivi. Così, negli ultimi 3 anni l'azienda è riuscita a ridurre i volumi complessivi di acqua utilizzata nei processi di produzione del 40% e nel frattempo ha promosso in Italia il progetto Wet (Water Education for Teachers) presso le scuole di primo grado, che ha coinvolto complessivamente 192mila studenti, per sostenere i principi di consumo responsabile delle risorse idriche anche presso le nuove generazioni. Dall'estate 2007, inoltre, attraverso il brand Levissima, il gruppo ha intrapreso un progetto di ricerca sulle Alpi Lombarde in collaborazione con la Statale di Milano, finalizzato alla quantificazione delle perdite idriche causate dalla fusione glaciale e alla formulazione di concrete proposte di mitigazione degli effetti del riscaldamento atmosferico sui ghiacciai alpini. La ricerca ha preso avvio dalle cime montuose della Valdidentro in Valtellina, dove nasce Levissima, con particolare attenzione al ghiacciaio Dosdè.