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Gazprom all’attacco con il nuovo gasdotto Nord Stream

Da Vyborg, in Russia, a Greifswald, in Germania, ci sono 1200 kilometri di Mar Baltico. Il nuovo gasdotto Nord Stream, che le collega passando sotto il mare, è stato inaugurato questa settimana da Alexei Miller, numero uno di Gazprom, con la prima fornitura ufficiale per la Germania. Alla cerimonia, nel punto d'arrivo del tubo offshore in terra tedesca, erano presenti il presidente russo Dmitri Medvedev e la cancelliera tedesca Angela Merkel, insieme al premier francese Francois Fillon. Per l'Europa, non meno che per la Russia, si tratta di una data storica: Nord Stream è il primo collegamento diretto fra il gas russo e un Paese dell'Unione, che eviti le servitù di passaggio attraverso il territorio di terzi, come la Bielorussia o l'Ucraina. Gazprom, che controlla al 51% la gigantesca infrastruttura da 7,6 miliardi di euro, non aveva mai avuto un accesso così facile al mercato europeo. Con il primo tubo, realizzato in soli 6 anni, trasporterà 27,5 miliardi di metri cubi di gas all'anno dal mega-giacimento artico di Shtokman e quando sarà finito anche il secondo, a fine 2012, raddoppierà a 55 miliardi.

Miller, che ha messo a segno un colpo da maestro affidando la presidenza di Nord Stream all'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, punta così a emanciparsi dalle strettoie dei contrasti diplomatici con l'Ucraina – sempre più accesi, anche in questi giorni – che oggi fa da "casellante" all'80 per cento delle forniture russe ai consumatori europei. Il Transit Austria Gas Pipeline, da cui dipende anche il nostro Paese per il 30% dei suoi consumi, passa attraverso l'Ucraina prima di arrivare in Slovacchia e poi in Austria. Più a Nord, il tubo che trasporta in Europa il gas proveniente dai vasti giacimenti della penisola di Yamal deve attraversare la Bielorussia – un altro vicino a tratti riottoso – prima di entrare in Polonia e poi in Germania. Con il Nord Stream, invece, si saltano i bielorussi, i polacchi e anche i tre Paesi baltici. Analogamente, nel Sud, Miller è al lavoro insieme all'Eni per realizzare un gasdotto sottomarino ancora più costoso e complesso, il South Stream, che dovrebbe collegare direttamente la riva russa del Mar Nero con quella bulgara a Varna, saltando l'Ucraina, in concorrenza con il progetto europeo Nabucco. Proprio per dare un assetto più "europeo" e maggiori chance di successo a South Stream, l'Eni è appena sceso dal 50 al 20% nella compagine societaria, facendo entrare Edf e Basf-Wintershall, ciascuna con il 15%. Commentando gli ultimi sviluppi, Miller si è lasciato sfuggire una sentenza tombale: "Gli ucraini sono saliti su un treno diretto in deposito".

Con i suoi quattro tubi, che insieme avranno una portata complessiva di oltre 200 miliardi di metri cubi di gas, Miller sta combattendo una dura battaglia per dettare le condizioni e i prezzi del gas all'Europa senza interferenze, mentre il resto del mondo è inondato dal gas da scisti nordamericano, che ha depresso le quotazioni sul mercato spot. Questo gas ha bisogno di infrastrutture completamente diverse, perché viene liquefatto e spedito via mare con le navi: per riceverlo non servono tubi, ma terminali di rigassificazione. L'Italia ne ha uno solo grosso, quello di Rovigo di Exxon e Edison, per cui riceve il 90% delle sue forniture via tubo. E resta nettamente penalizzata dai contratti che legano Gazprom all'Eni. Per Miller, capo di un colosso che con una produzione di 550 miliardi di metri cubi di gas all'anno controlla quasi un quinto del mercato mondiale, l'obiettivo è chiaro: portare più tubi possibile in Europa, per legare il Vecchio Continente alle forniture russe. E arrivare il più a valle possibile nella catena commerciale che lo separa dai consumatori finali europei.

Su questo secondo fronte, Miller ha lavorato incessantemente negli ultimi anni, per mettersi in tasca tutti i margini saltando gli intermediari nei Paesi dove arriva il "suo" gas. In Italia, ad esempio, ci ha provato fin dal 2005 con l'affare Mentasti, quando ha trattato il riacquisto di una quota pari al 10-15% del gas già ceduto all'Eni, per poi poterlo rivendere in proprio. Allora l'affare, dai contorni poco chiari per il coinvolgimento di una società attribuita a Silvio Berlusconi, non andò in porto, ma in seguito il nodo si è risolto e dal 2008 l'affiliata Centrex è attiva anche in Italia sul trading e le vendite. Proprio in questi giorni, poi, Gazprom ha acquisito – per "eliminare gli intermediari" – la quota Eni del 50% in Promgas, l'azienda di fornitura del gas russo a Edison, a cui vende 2 miliardi di metri cubi l'anno. In Germania, Gazprom sta entrando per la prima volta in joint venture con una grande compagnia elettrica, Rwe, per sviluppare una serie di centrali a gas in Germania, Regno Unito e Benelux, destinate a rimpiazzare il gap di potenza nucleare perduta. In questo modo Miller vuole supportare la vittoria del gas nella spartizione delle spoglie del nucleare. Tanto a lui la materia prima non manca.