Modello Finlandia: l’atomo va in banca

Costruire una centrale nucleare non è un' impresa semplice. Niente a che fare con le dimensioni finanziarie di un ciclo combinato a gas. Costi e tempi sono molto più impegnativi. Ma il caro-greggio e le limitazioni di Kyoto fanno pendere la bilancia del mercato internazionale verso l' atomo, perciò gli appalti si moltiplicano. Dopo la Georgia, anche in South Carolina è partito l' ordine alla Westinghouse per due reattori AP1000 da 1100 MW ciascuno, piazzato dalla South Carolina Gas and Electricity, una delle più grosse utilities americane. «Prezzo complessivo, chiavi in mano: 9,8 miliardi di dollari, ovvero 6,3 miliardi di euro, cioè 2.800 euro per kilowatt», riferisce Alessandro Clerici, responsabile del gruppo di lavoro sul nucleare del World Energy Council e vicepresidente della Commissione Energia di Confindustria. «Un bel salto rispetto ai 2 mila euro per kilowatt della prima centrale europea di terza generazione, la finlandese Olkiluoto3», fa notare Clerici, che è appena rientrato dalla Scandinavia, dove ha accompagnato una delegazione di Energy Lab con Giuliano Zuccoli per prendere contatto con gli amici finlandesi. L' interesse degli italiani si concentra in particolare sulle modalità di finanziamento. Il reattore, un Epr da 1.600 MW che entrerà in funzione nel 2011, è stato ordinato nel 2005 alla joint-venture franco tedesca Areva-Siemens dalla Tvo, una società senza scopo di lucro in cui si raccolgono sessanta azionisti, fra operatori elettrici e industriali della carta. Il consorzio si è impegnato a ritirare a prezzo di costo tutta l' energia prodotta, per soddisfare il proprio fabbisogno. Così ha abbattuto il rischio di mercato ed è riuscito a farsi finanziare l' investimento dalle banche all' 80%, con un tasso molto contenuto, del 5%. Ecco come hanno fatto i finlandesi a ridurre il costo dell' investimento a 2 mila euro al kilowatt, che tradotto in termini di produzione significa 15 euro a megawattora. Basta aggiungere altri 15 euro – tra costi standard di gestione, acquisto del combustibile (che ha un' incidenza minima), trattamento dopo l' utilizzo e smantellamento finale dell' impianto – per ottenere il prezzo dell' energia a bocca di centrale: 30 euro a MWh. Ma attenzione, anche il modello finlandese non riesce a fermare la cavalcata delle materie prime. In questi tre anni il prezzo dell' acciaio è raddoppiato, quello del rame quintuplicato. E l' effetto si vede, confrontando i costi del primo Epr con quelli del secondo, su cui sono già partite le richieste di autorizzazione. Tvo, guidata dal presidente Pertti Simola, sarà anche stavolta della partita. Ma i costi di costruzione per Olkiluoto4 – si legge nei primi studi di fattibilità – saranno molto più salati: da 2000 a 2800 euro al kilowatt, in linea con quelli americani. Tradotti in termini di produzione: 21 euro al MWh, più i soliti 15 di gestione, per un prezzo finale dell' energia di 36 euro al MWh. Sempre la metà di un megawattora a gas, ma un pò meno conveniente. Un trend destinato a continuare: fra cinque anni, in pieno boom di richieste, i prezzi saranno certamente più alti e i termini di consegna più lunghi. Sul modello finlandese si possono anche calcolare i tempi: per Olkiluoto4 si sa già che ci vorranno 11-12 anni. Due per la valutazione d' impatto ambientale, uno per l' autorizzazione governativa, che comporta un voto in Parlamento, un altro per la licenza di costruzione dall' Authority nucleare, altri due per le gare d' appalto, 5-6 per la costruzione materiale della centrale.

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