Il cemento italiano che mangia lo smog

Richard Meier non può più farne a meno. Il cemento autopulente, diventato negli ultimi anni il materiale-simbolo del grande architetto americano, è nato nei laboratori di Italcementi, grazie all’impegno del chimico Luigi Cassar, direttore della ricerca del gruppo, che arriva così in finale all’European Inventor Award 2014 per la categoria Industria.
L’invenzione di Cassar e del suo team non ha solo il vantaggio di mantenere il cemento pulito nel tempo, bianco e puro come piace a Meier, neutralizzando gli agenti inquinanti che altrimenti procurerebbero una decolorazione della superficie, ma è anche in grado di depurare l’aria, assorbendo ed eliminando spontaneamente smog, vernici, spray e altri contaminanti organici e inorganici. Per mantenersi pulito il materiale sfrutta la fotocatalisi, una reazione fotochimica generata dalle proprietà fotoattive del biossido di titanio. Il meccanismo è semplice: l’agente scatenante, in questo caso la luce (solare o artificiale), viene assorbito dal biossido di titanio che a sua volta attiva le molecole di ossigeno presenti nell’aria. L’ossigeno attivato agisce sui contaminanti, scomponendoli e trasformandoli in nitrati e carbonati, che vengono poi facilmente lavati via con l’acqua della pioggia. Come tutti i materiali in grado di attivare un processo di ossidazione, anche il cemento fotocatalitico è quindi antinquinante e antibatterico.

Basta un sottile strato di questo materiale per attivare un processo di auto-pulizia della superficie trattata e dell’aria che la circonda, tanto che il cemento mangia-smog si usa ormai anche per la pavimentazione di strade. Posato come massello di cemento o come un sottile strato di malta sul bitume, a seconda del tipo di strada, il cemento fotocatalitico ha dimostrato la capacità di decomporre gli scarichi delle automobili, dimezzando i livelli di ossidi di azoto nelle aree interessate al trattamento, tanto che diversi comuni, dall’Olanda al Giappone, passando per Milano, stanno prendendo in considerazione interventi massicci nelle zone più inquinate.

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Questo risultato rivoluzionario è partito da un’esigenza antica: mantenere il cemento pulito, senza le macchie causate negli anni dall’inquinamento dell’aria. Varie tecnologie sono state inventate a questo fine, partendo dal principio di proteggere le superfici di cemento con strati di silicone idrorepellente o simili, che a loro volta cedevano all’usura del tempo. Cassar ha studiato le diverse soluzioni fin dal 1991, quando ha cominciato a lavorare in Italcementi, e ha preferito concentrarsi sulle proprietà autopulenti del cemento, imbrigliando l’energia del sole per scomporre le sostanze nocive prima ancora che attaccassero la superficie di cemento. La scoperta che l’ossidazione delle superfici riduceva anche gli inquinanti dell’aria circostante è stato un effetto collaterale accolto con entusiasmo dai ricercatori. Sperimentando vari fotocatalizzatori il team è arrivato alla miscela giusta, di cemento e biossido di titanio, nel 1996. Il progetto spettacolare della chiesa Dives in Misericordia, la cattedrale del Giubileo con le tre grandi vele bianche di cemento, costruita a Roma da Richard Meier, è stato il banco di prova.

“Durante la costruzione della chiesa abbiamo avuto la conferma scientifica che in effetti l’aria attorno alla nuova struttura era meno inquinata di prima”, spiega Cassar, che ha misurato una riduzione degli ossidi di azoto addirittura dell’80 per cento. “Con i nostri test siamo arrivati alla conclusione che rivestendo i palazzi delle grandi città con il nostro cemento potremmo dimezzare l’inquinamento dell’aria”, precisa Cassar. Da lì in poi, la proprietà mangia-smog del cemento fotocatalitico è diventata la qualità prevalente del nuovo materiale, che è sul mercato con il nome di TX Active dal 2006 e viene ricercato soprattutto per combattere l’inquinamento, più che per tenere pulite le superfici di cemento. A parte il caso di Richard Meier, s’intende.

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