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L’ Eni tratta per Nasiriya

Per i soldati americani Nasiriya è il luogo dell' imboscata, è l' immagine scioccante dei compagni feriti esibiti in tv. Per l' industria italiana invece è la testa di ponte che potrebbe aprirci la strada ai pozzi iracheni. I giacimenti lungo la riva dell' Eufrate, a metà strada fra Bassora e Bagdad, sono tra i più vasti conosciuti in Iraq, con una portata di circa 300 mila barili al giorno e riserve stimate di due miliardi e mezzo di barili. L' Eni è da anni in trattative con il governo iracheno per il loro sfruttamento, insieme alla spagnola Repsol. E anche se per ora non ha impianti in loco, resta il fatto che i negoziati Bagdad hanno consentito alla compagnia di Vittorio Mincato di raggiungere una certa familiarità con la controparte irachena che tornerà molto utile nel dopoguerra. Ma nella lotta per il controllo del petrolio iracheno il piazzamento migliore va ai russi della Lukoil, insediati fin dal ' 97 sui giganteschi giacimenti, stimati attorno ai 15 miliardi di barili, che dormono sotto la leggendaria pianura di Qurna alla confluenza del Tigri e dell' Eufrate, uno dei luoghi collegati dagli antichi al giardino dell' Eden. Anche se il contratto con Lukoil è stato più volte denunciato da Bagdad, che chiedeva a Mosca di cominciare a scavare in violazione dell' embargo, saranno certamente i russi i primi a esercitare i propri diritti a guerra finita. Già oggi vendono quasi la metà del petrolio iracheno che finisce poi sul mercato Usa, fra i maggiori acquirenti del greggio di Bagdad. Anche i francesi possono vantare una lunga relazione con Bagdad, tanto che Jacques Chirac è uno dei pochi politici occidentali ad aver ricevuto una visita di Saddam nel lontano ' 79. Non a caso l' altro maggiore pretendente ad una fetta del petrolio iracheno è il gruppo franco-belga TotalFinaElf, che ha messo le mani sul giacimento di Majnoon, nel Sud, stimato in almeno 20 miliardi di barili. Certo, alla fine della guerra la competizione si farà più dura, con l' entrata in campo delle major americane e britanniche, ma quale che sia l' orientamento del dopo Saddam è probabile che gli impegni presi dal regime precedente in un modo o nell' altro vengano onorati.

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