Strana liberalizzazione, fa salire i prezzi

Energia: concorrenza cercasi. A tre anni dall' avvio della liberalizzazione, i prezzi salgono invece di scendere, sia sul mercato vincolato che sul mercato libero, e non è prevedibile un' inversione di tendenza in tempi brevi. Anzi. C' è chi ipotizza aumenti ulteriori, anche del 20%. Il nuovo documento dell' Autorità sulle tariffe 2004-2007, che ha rimesso di buon umore il ministero dell' Economia di Giulio Tremonti, azionista di maggioranza dell' Enel, sta facendo invece preoccupare gli altri operatori. Al più grande gruppo elettrico italiano, che ha archiviato il 2003 con un balzo del 27 per cento del margine operativo lordo, la nuova Autorità di Alessandro Ortis ha regalato un tasso di rendimento del capitale tra il 6,8 e il 6,9 per cento sull' attività di distribuzione e tra il 6,7 e il 6,8 per cento sull' attività di trasmissione (il documento varato dalla gestione precedente, sotto Pippo Ranci, prevedeva un rendimento del 6,4% per la distribuzione e del 6,2% per la trasmissione). Le nuove direttive che stanno entrando in vigore in questi giorni conferiscono dunque a Terna, la società di trasmissione controllata al cento per cento dall' Enel e prossima alla quotazione, un valore di 5 miliardi, contro i 3,5 miliardi dell' ipotesi precedente. Gli analisti finanziari sono entusiasti della prospettiva. I concorrenti di Enel un po' meno. «Se i margini si concentrano tutti sul settore vincolato, a cui soltanto l' Enel ha accesso, la redditività del mercato libero automaticamente si riduce – spiega Mario Molinari, direttore generale di Energia -. Ormai gli sconti ai clienti liberalizzati si giocano su pochi spiccioli e offrire un prodotto concorrenziale senza rischiare l' osso del collo è sempre più difficile». Sul filo del rasoio Mentre il mercato vincolato si gode i fasti delle nuove tariffe, sul fronte del mercato libero si corre sul filo del rasoio. Da un lato la domanda cresce molto più dell' offerta, sia perché il consumo annuo pro-capite d' energia degli italiani è il più basso d' Europa (5.100 kWh contro una media europea di 6.600 kWh) e quindi tende ad aumentare rapidamente per colmare il divario, sia perché la costruzione di nuove centrali continua ad andare a rilento. Dall' altro lato il luogo deputato a far incontrare domanda e offerta in maniera trasparente, cioè la Borsa elettrica, considerata dagli operatori l' unico argine possibile alla lievitazione dei prezzi, continua a collezionare ritardi e rinvia di giorno in giorno il brindisi d' apertura: doveva essere operativa da oggi, ma per adesso l' unica certezza è un nuovo slittamento. «Questo modo di procedere ondivago, in cui manca ogni prospettiva certa e si cambiano continuamente le regole, rappresenta un enorme disincentivo per gli operatori privati a competere con l' Enel sul nuovo fronte dei piccoli e medi consumatori che si sta aprendo. Di conseguenza è probabile che questi nuovi clienti liberalizzati rimangano dove stavano prima e che il mercato italiano dell' energia finisca per assomigliare a quello del gas, dove la liberalizzazione in teoria è ormai completa da oltre un anno, ma in realtà non è mai partita», commenta Molinari. Attività libera «La vendita dell' energia in Italia è un' attività libera, ma allo stesso tempo è un' attività per cui sono previsti margini di remunerazione assolutamente insostenibili», spiega Antonio Urbano di Dynameeting, operatore specializzato nell' intermediazione. «I soli costi variabili di gestione del cliente, cioè i costi amministrativi, fiscali, di fatturazione e incasso, sono di gran lunga superiori al margine di guadagno contendibile stabilito dal regolatore. Per non parlare dei costi promozionali-commerciali, del rischio di credito e della remunerazione del capitale investito», conclude Urbano. Con l' arrivo dei piccoli consumatori, il mercato liberalizzato si allargherà a circa sette milioni di utenti. Per affrontare un mercato di massa di questo tipo ci vogliono offerte standard su tutto il territorio nazionale, mentre in Italia ogni distributore può fare i prezzi che vuole e cambiarli a suo piacimento: come si fa a impostare un' attività di marketing senza sapere con certezza quale sarà il «pedaggio» da pagare ai distributori per accedere alle loro reti? Non a caso gli sconti medi che si sentono fra gli operatori ormai non superano il 3-4 per cento di ribasso rispetto alla tariffa fissata dall' Autorità, mentre un paio di anni fa sfioravano il 10 per cento. E fra i consumatori, soprattutto le piccole e medie imprese, serpeggia la preoccupazione sull' aggravio della fattura energetica che comporterà questa situazione. Gli industriali della provincia di Treviso, ad esempio, prendono in considerazione i vantaggi dell' autogenerazione e mettono in guardia i loro associati perché si attrezzino in tempo contro il caro-bollette. E Confartigianato conferma: «Il trend purtroppo fa pensare che quest' anno si ridurrà ancora di più il vantaggio di passare al mercato libero». Insomma, nessuno si fa illusioni sulle prospettive luminose di un mercato che per ora lascia tutti, tranne Enel, a bocca asciutta.

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