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La casa efficiente vale di più e costa meno

Un edificio verde si vende con un
premio del 13% rispetto al suo omologo standard e si affitta al 7% in
più.

La stima, prudente rispetto ad altri
studi, è di Nils Kok, docente all'università di Maastricht e grande
esperto di mercato immobiliare sostenibile, su cui pubblica ogni anno
un rapporto molto seguito, il Global Real Estate Sustainability
Benchmark. Kok è convinto che l'efficienza energetica sia la chiave
di volta per battere la crisi e studia in particolare l'impatto
economico e ambientale della riqualificazione energetica di edifici
esistenti: "A livello globale, da qui al 2050 solo il 2% del
parco immobiliare complessivo sarà di nuova costruzione, il resto
sarà costituito da edifici vecchi", rileva nel suo studio.

Maastricht

Il vantaggio competitivo di un edificio
con buone prestazioni energetiche ormai è chiaro a tutti. Il
guadagno per la proprietà, oltre che dall'aumento del valore
dell'immobile, è dato dal calo del rischio di deprezzamento e dalla
minore possibilità che resti sfitto. La riduzione dei consumi di
energia, stimata in media del 35%, premia anche l'affittuario, che
può risparmiare soldi in bolletta. Un'ulteriore opportunità
competitiva per l'immobile riqualificato è la certificazione, che
garantisce il livello di prestazioni tenendo conto dell'intero ciclo
di vita dell'edificio: il mercato internazionale riconosce agli
immobili certificati un premio alla vendita fino al 16%. E le
politiche di contenimento del consumo di suolo, confermate nel
disegno di legge anti-cemento approvato dal consiglio dei ministri a
metà settembre, disincentivano le nuove costruzioni e di conseguenza
dovrebbero spingere gli operatori immobiliari a concentrare i loro
sforzi nella rigenerazione del parco edilizio esistente.

"In Italia ci sono oltre 2
miliardi di metri quadri di edificato da riqualificare:
rivalorizzarli significherebbe creare occupazione e dare nuova linfa
vitale al mercato immobiliare, ma soprattutto servirebbe per
raggiungere gli obiettivi di sostenibilità richiesti dalla Comunità
Europea, che ha stabilito la necessità di ridurre le emissioni del
20% entro il 2020 e dell'80% entro il 2050. Una sfida importante, se
si considera che il patrimonio immobiliare italiano è il secondo più
vecchio d'Europa, dopo la Germania, e che la maggior parte delle
abitazioni è stata costruita da più di 40 anni", commenta
Thomas Miorin, direttore di Habitech, il consorzio trentino
dell'abitare sostenibile che unisce oltre 300 imprese, enti di
ricerca e agenzie pubbliche. La riqualificazione del parco edilizio
italiano richiederebbe un investimento tra i 9 e i 20 miliardi di
euro all'anno per circa 60 anni e consentirebbe un risparmio fino al
90% dei consumi di calore, generando 500mila posti di lavoro full
time, in base a uno studio della European Climate Foundation.

Kok, appena tornato da un biennio
d'insegnamento a Berkeley, ha notato invece come ci sia molta più
attenzione al tema della riqualificazione degli edifici esistenti
negli Stati Uniti che in Europa o in Italia, nonostante il numero
degli edifici storici qui sia notevolmente superiore. Eppure con una
spesa media di 75-165 euro al metro quadro, secondo Kok, è possibile
ottenere un risparmio di gestione compreso tra i 13 e i 26 euro per
metro quadro all'anno, con tempi di ammortamento stimati fra i 2 e i
12 anni. Se i grandi investitori italiani ci credessero, intorno alle
riqualificazioni si potrebbe sviluppare un mercato molto più
redditizio delle nuove costruzioni: già oggi gli interventi su
immobili esistenti sono sei volte maggiori rispetto alle nuove
costruzioni, per un giro d'affari da 6 miliardi di euro. Ci credono
giganti del commercio come Ikea o Coop, ma non basta. In un Paese
dove la cementificazione divora ogni anno milioni di ettari di
territorio, spingere al massimo l'acceleratore di questo mercato
sarebbe tanto di guadagnato per tutti.